COS'E' IL COUNSELING

II counseling ha in questi ultimi anni una larga diffusione, soprattutto nei paesi di lingua inglese, e si sta progressivamente affermando anche in Italia.

In termini generali, il counseling è una relazione di aiuto specifica e specialistica, offerta da un professionista ad un cliente, che si trova in una situazione di conflitto o di difficoltà, collegati alla propria crescita personale.

Per mezzo di una relazione basata sull'ascolto e sulla facilitazione della comunicazione, il counseling aiuta il cliente ad approfondire la comprensione della sua situazione e ad affrontare le scelte e i cambiamenti necessari per risolvere il problema e per proseguire nella crescita e raggiungere il proprio successo personale.

L’affermazione del Counseling è riconducibile a molti fattori, uno dei quali è legato al fatto che tale intervento è finalizzato ad operare in un ottica di promozione della salute e del benessere e NON di malattia, l’obiettivo è di fornire ai clienti opportunità e sostegno affinché sviluppino risorse proprie e affinché promuovono il loro benessere come individui e come membri del sistema in cui fanno parte.
La relazione di counseling parte da una richiesta di intervento del cliente entro precisi confini professionali. Il counselor, consapevole delle differenze personali e culturali, riconosce la libertà del cliente di esprimere se stesso, i suoi bisogni e le sue credenze, il suo diritto di autodeterminarsi e di stabilire gli obiettivi per il proprio sviluppo e benessere.
Nella relazione, ogni atto comportamentale, verbale o non verbale, è valutato e inserito nel processo di counseling secondo il modello teorico di riferimento professionale adottato.

Così il counseling si propone di aiutare tutte le tipologie di soggetti, siano essi singoli individui famiglie o gruppi, a fronteggiare e superare momenti di crisi e difficoltà collegati alle “sfide” che normalmente vengono affrontate nelle varie tappe evolutive di crescita e di sviluppo, operando nel pieno rispetto della dignità, dell’autonomia e dell’autodeterminazione delle persone, senza discriminazioni di età, di genere e orientamento sessuale, di etnia e cultura, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, quali che siano le condizioni istituzionali e sociali nelle quali il counselor opera.

Una prerogativa fondamentale del counseling è che fa propria un’ottica fondata su una visione positiva dell’uomo, in cui trova spazio la fiducia nell’esistenza di concrete possibilità di cambiamento e di miglioramento delle condizioni della vita, una visione dell’uomo in cui la risoluzione dei conflitti e delle difficoltà passa anche attraverso l’incontro di due persone, il counselor e il cliente, che creano insieme una relazione di aiuto, capace di catalizzare e promuovere il cambiamento e la migliore utilizzazione delle risorse a disposizione.

L'obiettivo generale è quello di offrire agli utenti la possibilità di lavorare con modalità da loro stessi definite per condurre una vita maggiormente soddisfacente e ricca di risorse.
All'interno di tale contesto il Counselor potrà affrontare problematiche relative alla famiglia, alla coppia, al reinserimento sociale, alla sessualità, all'apprendimento, al cambiamento, all'equilibrio psicofisico, ai problemi dell'alimentazione che non siano di natura patologica.
Il counselor lavora per favorire lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare quei problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno, recuperando così il proprio senso di responsabilità personale, e quindi della propria libertà.

CENNI STORICI

Il counseling propriamente detto nasce negli Stati uniti intorno agli anni cinquanta quando l'APA dà vita alla “Division of Counseling Psychology”. In quegli stessi anni nasce l'“American Association of Counseling and Development”.

Il Italia rintracciamo le origini del counseling nella storia nell’assistenza sociale che ebbe inizio intorno agli anni ’20. Tuttavia le iniziative assistenziali in Italia (formalmente costituitesi nel 1929) avevano un carattere prettamente filantropico e volontario. Nacquero le prime scuole-convitto, esclusivamente femminili, per assistenti sociali. Tale formazione professionale era esclusivamente rivolta ai lavoratori dell’industria e delle fabbriche in genere.
Dopo il crollo del regime fascista, a partire dagli anni ’50, iniziarono a svilupparsi nuove scuole aperte anche a diplomati di sesso maschile. Solo negli anni ’60, grazie ad impulsi provenienti dallaFrancia, iniziò a formarsi il concetto di prevenzione.
Intorno agli anni ’70 alcune scuole di formazione in psicoterapia iniziano a formare figure professionali orientate alla relazione e centrate sull’individuo, pur tuttavia non avendo ancora una definizione di competenza. È solo a partire dagli anni ’90 che la definizione di counselor inizia ad essere utilizzata.
Lo sviluppo della professione, invece, parte dai primi anni ’90 quando iniziano a strutturarsi le prime associazioni di counseling con l'intento di regolamentare l'esercizio della professione.

Il 18 maggio 2000 il CNEL-Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, inserisce il counseling tra le professioni così dette non regolamentate (al pari degli informatici, dei bibliotecari, dei fiscalisti, etc.). Tuttavia attualmente in Italia non c'è ancora una normativa di riferimento, chiunque può definirsi counselor affermando di esercitare il counseling. Esiste però una normativa europea, ed è dunque opportuno che la potenziale utenza della prestazione di counseling si informi preventivamente sui titoli e sulle competenze del counselor.

Richiedi un appuntamento

Richiedi info