Se l'essere timidi non causa disfunzioni relazionali nella vita familiare, affettiva, professionale, può essere anche considerata il segno d'un carattere mite, d'una particolare sensibilità personale quindi positiva caratteristica caratteriale.
La timidezza eccessiva invece è disfunzionale, si manifesta con un grande timore della disapprovazione, del giudizio e dell'accettazione degli altri, accompagnato a senso di inferiorità e di inadeguatezza, disistima e ad ansia eccessiva. Per questi motivi, il timido tende a isolarsi, evitare gli incontri sociali, l'intimità, il pubblico e il confronto con gli altri. Ci preoccupiamo eccessivamente dell'impressione che l'altro ha di noi, temiamo di essere criticati, di apparire ridicoli, incompetenti, impacciati e questo influenza la percezione del nostro comportamento e della nostra identità. Un tale orientamento porta spesso il timido alla solitudine, a non imparare mai le abilità sociali e a non farsi strada nella vita. Non si pensi tuttavia che una persona considerata forte, sotto sotto non sia mai timida.
Per uscire dall’eccessiva timidezza occorre una certa volontà e intraprendere una via orientata diversamente senza scoraggiarsi se gli sembra di essere tornato al punto di partenza dopo aver fatto dei passi avanti. In realtà NON è più dallo stesso punto in cui era partito perché c’è stato apprendimento. Non conviene appoggiarsi a persone forti, così non si impara e sottointende che da soli non potete farcela perdendo ulteriormente fiducia in voi stessi.
E poi, chi ha detto che la persona timida è debole?
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