COMUNICAZIONE PARAVERBALE

Noi esseri umani, con uno strumento lungo 2,5 cm (le corde vocali) , riusciamo a emettere 500 suoni, decine di migliaia di parole e infiniti concetti. Ma la voce non comunica solo le parole, ma anche le nostre intenzioni più profonde.

E persino il nostro stato di salute, l’attrattiva erotica, lo status socio-economico. Può convincere e sedurre. Ma può anche fissare le gerarchie tra le persone, stabilendo chi è “dominante” e chi no.
I messaggi provenienti dalla nostra voce sono solo in parte legati alle semplici parole, basti pensare che il contenuto verbale incide  solo per  il 7% sulla comunicazione, mentre per quello paraverbale la percentuale sale al 38%! Il restante 55% è l’impatto che ha il linguaggio del corpo.
La comunicazione non verbale è meno controllabile di quella verbale e spesso è involontaria e anche inconsapevole.
C’è un campo di ricerca che si occupa di questo, la paralinguistica, che si dedica allo studio di elementi come l’intonazione, il ritmo, gli accenti, fino alle pause e ai silenzi (che sono anche essi comunicazione, secondo il primo assioma della comunicazione che afferma l’impossibilità di non comunicare).
Il significato di una frase può essere totalmente cambiato da alcuni di questi elementi, per esempio la frase “sei uno scemo” avrà un significato diverso, ed interpreterà la relazione differentemente, se pronunciata ridendo dopo una battuta scherzosa, oppure se detta con astio dopo che qualcuno ha combinato un guaio.
Nel tono, infatti, è contenuta un’altra informazione (metacomunicazione) sullo stato emozionale, tanto che riusciamo a riconoscerlo anche nelle frasi di una lingua straniera.
Sono i politici quelli che sfruttano di più la voce, per convincere, per  tranquillizzare, per mentire. Sono molte le persone che fanno corsi specifici, per sfruttare a pieno nei vari ambiti (politica, vendite, pubblicità ecc.)le potenzialità della comunicazione efficace.
Uno dei primi esempi è quello di Roosevelt che, nel pieno della grande depressione (1933), iniziò i suoi discorsi per annunciare che le banche avrebbero riaperto e che i depositi sarebbero stati garantiti dal governo. Il paralinguaggio di Roosevelt contribuì a calmare gli statunitensi e a iniziare un nuovo sviluppo: il cosiddetto “New deal”.
Al contrario Hitler aveva una voce metallica dal timbro duro; eppure  con l’uso di raffinate tecniche di costruzione del discorso riuscì a convincere i tedeschi delle sue deliranti ipotesi.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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